Report:

BDO International Business Compass 2017: Italia stabile al 35° posto

07 11 2017

Il punteggio assoluto del nostro Paese peggiora, così come i singoli indicatori, ma non varia la posizione rispetto agli altri paesi nel mondo.

Pochi i cambiamenti nella top ten, dominata da Singapore. La Svizzera si inserisce al terzo posto, alle spalle di Hong Kong.

Il report rivela: i ritorni di protezionismo e isolazionismo a cui assistiamo da parte delle economie sviluppate non gioverebbero alle economie nazionali.

 

Uno scenario stabile, che vede l’Italia al 35° posto del business internazionale: è quanto emerge dall’edizione 2017 dell’International Business Compass di BDO, network globale di revisione contabile e consulenza alle imprese, realizzato in collaborazione con HWWI (Hamburg Institute of International Economics).

Per la sesta volta, il network ha valutato le generali condizioni economiche, politiche e socio-culturali dei singoli stati, per stilare un ranking globale che permetta di confrontarli in maniera omogenea. L’edizione 2017 del report annuale di BDO, inoltre, si focalizza sull’apertura commerciale degli stati nel mondo, in un momento storico delicato, in cui il concetto di globalizzazione e il libero mercato sembrano minacciati da ritorni protezionisti e isolazionisti.

 

La situazione italiana

Rimane invariata rispetto all’edizione dell’anno scorso la posizione assoluta dell’Italia, che si ferma al 35° posto dell’indice stilato da BDO nonostante il punteggio generale più basso (60,49 nel 2017 VS 62,63 nel 2016). Peggiorano, in senso relativo, tutti i singoli indicatori esaminati: per quanto concerne le condizioni economiche, l’Italia passa dal 46° posto dello scorso anno al 51° attuale, con una perdita di 3,87 punti (52,25 VS 56,12). Le condizioni politiche e legali fanno scivolare di una posizione il nostro paese (45° posto con 71,58 punti). Per quanto riguarda le condizioni socio-culturali, quelle a miglior performance per il nostro paese, la perdita è di tre posizioni, con un punteggio di 59,16 che vale il 33° posto in classifica (60,79 e 30° posto nel 2016).

Peggio dell’Italia fanno Spagna e Grecia. La prima, stabile al 42° posto assoluto, vede un peggioramento negli indicatori economici e politici, ma un miglioramento di una posizione per quello socio-culturale (76°). È proprio quest’ultimo indicatore, tuttavia, a portare in basso la Penisola Iberica nel ranking globale: fa meglio, infatti, del nostro Paese per condizioni economiche (37° posto assoluto) e per condizioni politiche (35°). La Grecia, invece, perde ben 10 posizioni nella classifica assoluta, attestandosi al 78° posto, e peggiorando tutti i singoli indicatori, in particolare quello economico, in cui perde 22 posizioni.

Rimane invariata per l’Italia anche l’attrattività come luogo di produzione (25° posto) e come mercato per il business (19°) all’interno dei Paesi OCSE. Guida la classifica della produttività l’Olanda, che gode della sua posizione centrale all’interno del continente europeo e delle favorevoli politiche finanziarie. Per quanto riguarda, invece, le opportunità di business, è la Norvegia il paese leader.

 

Uno scenario globale stabile

In generale, la fotografia scattata nel 2017 da BDO parla di uno scenario globale stabile, con cambiamenti minimi nella top ten rispetto all’anno precedente. Singapore riacquista la leadership, grazie a un miglioramento generalizzato delle condizioni economiche e socio-culturali. Hong Kong si attesta sul 2° gradino del podio, mentre la Svizzera scala posizioni e guadagna la 3° piazza. Olanda e Danimarca chiudono la top 5. Due le new entry nelle prime dieci posizioni: la Germania, che scala ben quattro posizioni e conquista l’8° piazza, e la Nuova Zelanda, al 10° posto rispetto all’11° registrato nella scorsa edizione.

Il “campione” di questa edizione è Capo Verde (al 70° posto, +20 posizioni), mentre la caduta più sonora la registra il Ruanda (all’84° posto, -17 posizioni), che rimane comunque uno degli stati africani meglio classificati.

 

Libero mercato internazionale: il protezionismo non conviene

L’edizione 2017 dell’International Business Compass di BDO si è concentrata sull’apertura dei vari paesi al libero mercato internazionale. Dall’esame del network, Nord America ed Europa appaiono essere le regioni più aperte a livello globale, sia applicando indicatori basati sul reale flusso del commercio, sia utilizzando misurazioni dirette delle barriere politiche e amministrative. L’analisi statistica dimostra che, in generale, tariffe di importazione più alte sono legate a valori di PIL pro capite più bassi. Da un’analisi differenziata, tuttavia, emerge che molto dipende dal livello di protezionismo/apertura commerciale di partenza e dalla regione esaminata: se le tariffe iniziali sono molto basse, un aumento di tali tariffe si trasformerebbe comunque in un miglioramento del PIL pro capite. Il risultato sarebbe positivo, quindi, in Sud America, ma avrebbe conseguenze molto negative in paesi contraddistinti da un’adeguata apertura commerciale, come Asia ed Europa dell’Est. Ciò dipende da i molteplici effetti che un innalzamento delle barriere tariffarie potrebbe avere su un’economia nazionale, nonché dall’eterogeneità delle strutture economiche dei vari paesi e dalle specifiche circostanze di applicazione.

“L’applicazione di dazi, tariffe e altre barriere alle attività economiche globali sono in continua decrescita. Assistiamo, comunque, a un cambiamento profondo delle dinamiche commerciali internazionali - ha commentato Simone Del Bianco, Managing Partner BDO Italia. – Le aziende di tutto il mondo fanno ormai affidamento su un accesso senza vincoli al mercato internazionale. Nuove forme di protezionismo e isolazionismo potrebbero mettere in discussione, come emerge dal nostro studio, interi business model, soprattutto nelle economie sviluppate. Nonostante la globalizzazione possa sembrare oggi ad alcuni un meccanismo innaturale, il nostro report dimostra che la via a una nuova ondata di sviluppo economico globale non può che arrivare dall’apertura dei mercati.”