BDO, Global Mobility Report 2017: la sfida per la mobilità internazionale delle risorse umane si gioca sul terreno degli incentivi

08 02 2018

  • Solo il 18% degli intervistati si dichiara ben disposto nei confronti di un ricollocamento all’estero. Il 40% non sarebbe mai disposto a farlo.
  • Non basta un aumento di stipendio a convincere il dipendente a trasferirsi: la famiglia occupa sempre il primo posto.
  • L’identikit del dipendente favorevole alla mobilità internazionale: under 35, orientato alla carriera e con limitati vincoli familiari.

Il lavoro si fa sempre più globalizzato, ma i lavoratori sono sempre meno inclini al trasferimento internazionale: è quanto emerge dall’edizione 2017 del Global Mobility Report di BDO, network globale di revisione contabile e consulenza alle imprese. Dal confronto con l’omologa versione dello studio, che si focalizza sul punto di vista del dipendente, condotta cinque anni fa, si notano trend di generale diminuzione.

Solo il 18% degli intervistati nei 20 paesi nel mondo oggetto dello studio si dichiara ben disposto nei confronti di un posto di lavoro all’estero per un periodo di almeno due anni senza altro incentivo che un aumento di stipendio, in diminuzione del 7% rispetto al 2012. La percentuale dei ben disposti aumenta, invece, se c’è garanzia di un posto di lavoro a tempo pieno (28%) ma diminuisce ulteriormente senza tale garanzia (7%). Il 17% si dichiara pronto ad accettare un lavoro a tempo indeterminato all’estero e a trasferirsi definitivamente nel corso del 2017. Il 40% degli intervistati dichiara, al contrario, che non accetterebbe mai un trasferimento all’estero per lavoro, un incremento di cinque punti percentuali rispetto al 2012.

Non sorprende che alcuni gruppi demografici siano maggiormente disposti al trasferimento: under 35, risorse di livello senior, imprenditori e single si dichiarano più propensi ad accettare un’offerta di lavoro all’estero. Per quanto riguarda il livello di seniority, emerge che le figure middle-level preferiscono viaggiare spesso per lavoro piuttosto che trasferirsi definitivamente all’estero. L’identikit del candidato ideale al trasferimento all’estero: è giovane, orientato alla carriera professionale e con limitati vincoli familiari.

 

Europei meno inclini nel mondo alla mobilità internazionale

Gli europei sono i meno inclini nel mondo ad accettare una proposta di lavoro all’estero: lo è solo il 13% degli intervistati, -8% rispetto alla scorsa edizione del report di BDO. Simili sono le quote per l’area Asia-Pacifico (-10% rispetto al 2012), mentre al contrario i più propensi al trasferimento provengono dall’America Latina, che svetta con un 34% di intervistati ben disposti nei confronti della mobilità internazionale. Tra le aree professionali più inclini al trasferimento spicca quella del marketing e pubbliche relazioni (32%), seguita a stretto giro da arte e intrattenimento (31%) e da difesa e aerospazio (31%).

 

Gli incentivi al trasferimento

Per quanto riguarda il peso degli incentivi al trasferimento, poco sembra essere cambiato in questi cinque anni. La sicurezza del posto di lavoro e le ricadute sulla famiglia si confermano i fattori più importanti per poter considerare un trasloco, al di là di un semplice aumento di stipendio. La possibilità di rimpatrio e la sicurezza del posto di lavoro al rientro continuano ad essere gli incentivi più importanti. Essi sono seguiti dagli incentivi che toccano la sfera familiare e lo sviluppo di competenze professionali.

La percentuale di coloro che si dichiarano disposti a un trasferimento all’estero raddoppia nel caso il datore di lavoro offra contestualmente un’occupazione anche al coniuge. Ciò che è certo è che trovare i giusti incentivi alla mobilità internazionale oggi è più difficile rispetto a 5 anni fa: ai datori di lavoro viene richiesta una maggiore flessibilità e negoziazione. L’assistenza al rimpatrio rimane l’incentivo più citato dai rispondenti alla Global Mobility Survey, ma solo il 36% degli intervistati si dichiara disposto al trasferimento in caso di applicazione di tale incentivo rispetto al 45% del 2012. La famiglia sembra comunque venire sempre al primo posto: più di un terzo del campione sarebbe molto più disposto al trasferimento se ci fosse la garanzia di ricevere biglietti aerei per le visite familiari e assistenza per l’immigrazione del coniuge.

Le politiche governative del paese oggetto del trasferimento sono importanti. L’82% degli intervistati si trasferirebbe solo in un paese dotato di un sistema sanitario di alto livello; per il 77%, il paese di accoglienza deve essere ben disposto nei confronti degli immigrati e, per equivalente quota di rispondenti, deve avere un sistema previdenziale favorevole. Per il 72% è importante il sistema scolastico locale, mentre il 70% guarda all’innovatività del sistema economico e il 65% alla tassazione leggera.

 

I paesi preferiti per il trasferimento

Gli Stati Uniti continuano ad essere il paese più scelto per il trasferimento lavorativo, anche se in discesa rispetto alle percentuali corrispondenti registrate nel 2012. Gli USA perdono infatti il 4% delle preferenze rispetto al 2012, attestandosi al 30% totale. In calo anche il Regno Unito, che perde 3 punti percentuali e si attesta al 19% delle preferenze. Tra i lavoratori statunitensi, invece, il 17% gradirebbe un lavoro in Italia. Per quanto riguarda gli europei, la meta preferita rimangono gli USA (24%), seguiti da Germania, Svizzera e Australia, che conquistano ciascuna il 20% delle preferenze, e da Canada e Spagna (entrambi 19%).

 

“La domanda di forza lavoro pronta alla mobilità internazionale, in questo momento storico, è più alta che mai. Per le aziende è quindi necessario mettere in atto programmi di mobilità per dipendenti particolarmente efficaci - ha commentato Simone Del Bianco, Managing Partner BDO Italia. – Quando questo studio fu condotto per la prima volta, cinque anni fa, dimostrò che i lavoratori di tutto il mondo erano più inclini alla mobilità internazionale di quanto non siano adesso. Il complicato e volatile scenario politico, sociale ed economico di questo 2017 potrebbe essere responsabile di questo cambio di atteggiamento, o potrebbe anche essere parte di un fenomeno più ampio e in corso di evoluzione.”

"L’attrattività del Bel Paese per i lavoratori stranieri è recentemente accresciuta anche da un punto di vista fiscale che invece storicamente ne rappresentava un punto debole. Forse non tutti sanno che, a far data dal 2016, i manager stranieri che trasferiscono la loro residenza in Italia possono beneficiare, per cinque anni, della riduzione della base imponibile IRPEF fino al 50%, con la conseguenza che l’aliquota fiscale media sui loro redditi di lavoro scende dal 40% al 20% - commenta Gianluca Marini, tax partner di BDO Italia specialista in tematiche di global mobility. A ciò si aggiunga l’effetto altamente positivo, sempre in termini di attrazione fiscale, del nuovo regime della Flat Tax, entrato anch’esso in vigore dal 2016, che permette ai cosiddetti Paperoni (o meglio i HNWI - High-Net-Worth Individuals) che trasferiscono la loro residenza in Italia (senza essere stati fiscalmente residenti in Italia per nove anni dei dieci precedenti), di assolvere sui redditi esteri, indipendentemente dal loro ammontare, un’imposta forfettaria fissa di 100.000 € ad anno per i futuri quindici anni, ridotta a 25.000 € per gli eventuali familiari al seguito."

 

Global Mobility Report 2017 Perceptions of employee mobility in a climate of change: metodologia

  • Il Global Mobility Report 2017 Perceptions of employee mobility in a climate of change riporta i risultati di un vasto studio di portata globale sulla mobilità delle risorse umane, specificamente focalizzato sul punto di vista del dipendente. Si tratta del secondo report di questo genere (la prima edizione era stata condotta da BDO nel 2012).
  • Lo studio 2017 Employee Mobility è stato condotto da Ipsos per conto del CERC – Canadian Employment Relocation Council. Le interviste, somministrate via web mediante l’apposito sistema Ipsos, hanno riguardato 20 diversi paesi nel mondo: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Italia, Giappone, Messico, Polonia, Russia, Sud Africa, Corea del Sud, Spagna, Olanda, Turchia e Stati Uniti.
  • Il campione internazionale di 10.091 rispondenti è stato selezionato tra 14.516 dipendenti adulti di età compresa fra 18-64 anni per USA e Canada e 16-64 negli altri paesi. Ciascun paese ha potuto contare su un campione compreso tra 300 e 500 individui (tranne Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Spagna e USA, per i quali i rispondenti sono stati più di 500).
  • I campioni di ogni singolo stato sono stati quindi bilanciati per riflettere il reale scenario demografico del paese, rendendoli così campioni rappresentativi.