Il “tech factor” rivoluzionerà completamente il mondo dell’avvocatura entro il 2022

29 01 2018

  • Secondo un recente report del network internazionale BDO, il 94% degli studi legali nel mondo considera la tecnologia un fattore strategico per il settore.
  • Secondo 4 avvocati su 5, il ‘tech-factor’ sarà l’elemento più dirompente sul legal business nei prossimi cinque anni.

Gli studi legali di tutto il mondo concordano non solo sul fatto che il tasso di cambiamento nel settore legale sia altissimo, ma anche che esso sia destinato addirittura a subire un’accelerazione sostenuta nei prossimi cinque anni. E il fattore più importante di questa vera e propria rivoluzione del settore sarà, come già successo in altri ambiti, l’introduzione della tecnologia nella professione legale. È quanto emerge da una recente ricerca commissionata da BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza alle imprese, a RSG Consulting, società di ricerca e consulenza indipendente specializzata nel settore legale, condotta su un campione di 50 studi legali leader nel mondo.

Quattro studi legali su cinque hanno infatti indicato la tecnologia come uno dei fattori che avrà il più grande impatto sul legal business da qui al 2022. Si rileva un bisogno urgente per tutti gli studi legali di considerare l’impatto del cambiamento tecnologico sulla propria posizione strategica e di mercato a lungo termine. L’introduzione della tecnologia nel settore legale non è una novità, ma nei prossimi cinque-dieci anni saranno proprio le conseguenze di tale introduzione a farsi sempre più rilevanti.

Nell’ultimo decennio, gli avvocati hanno assistito a una vera e propria esplosione dell’uso di digital data: l’uso dell’e-mail e la crescita del processo telematico e della documentazione online hanno radicalmente trasformato il lavoro di due diligence e di ricerca delle fonti giuridiche. Il 90% dei costi da sostenere per una causa legale è ad oggi costituito dai costi di reperimento dati; con la tecnologia, questa percentuale è destinata a dimezzarsi. Si tratta di cambiamenti che porteranno ad una reale trasformazione della struttura stessa dello studio legale, delle risorse umane in esso impiegate e dell’organizzazione interna del lavoro.

 

Tecnologia: da elemento relativo all’operatività a fattore strategico

L’impatto della tecnologia sugli studi legali, quindi, non deve più essere considerato come elemento relativo all’operatività, ma deve diventare un fattore strategico: non si tratta più di migliorare l’efficienza del lavoro, ma di trasformare completamente il modo di approcciare il lavoro stesso. Occorre, quindi, costruire un nuovo modello di business, una nuova cultura del lavoro legale e nuove modalità di promozione. Secondo lo studio BDO, il fattore tecnologico è considerato strategico dal 94% degli studi legali intervistati, anche se solo per il 6% costituisce la priorità assoluta.

Secondo il 20% degli intervistati, la forma di tecnologia dall’effetto più dirompente nella sua applicazione allo studio legale sarà l’intelligenza artificiale: da una parte, gli avvocati si aspettano che l’AI prenderà il posto del professionista in molti lavori routinari, portandosi via con sé anche una significativa fetta dei ricavi. L’era dei “robo-advisor” porterà a un minore impiego delle figure legali junior: le mansioni che attualmente vengono a loro affidate, saranno demandate a para-legali e avvocati in-house. Da ciò conseguirà un ripensamento della gerarchia professionale all’interno degli studi legali, che dovranno rivedere il proprio modello finanziario, e interrogarsi poi su come impiegare e formare alla professione gli avvocati più giovani.

Secondo il 18% degli intervistati, invece, il fattore tecnologico porterà a un aumento dell’efficienza e della produttività interne, ma senza necessariamente sconvolgere il business model. In ogni caso, gli avvocati esperti potranno tralasciare i compiti routinari e concentrarsi su mansioni ad alto valore aggiunto, elemento che porterà inevitabilmente ad un aumento della competitività tra gli studi. Un intervistato su dieci afferma che la tecnologia permetterà al proprio studio legale di offrire ai clienti servizi innovativi, senza sostituirsi al lavoro dell’avvocato, bensì permettendo al professionista di fornire un’analisi legale migliore e più approfondita.

 

Tra le sfide da affrontare, la creazione di una nuova cultura dello studio legale

Agli studi legali intervistati appare chiaro che stare al passo con l’avanzamento tecnologico nel settore non può limitarsi all’introduzione di un computer scientist in ogni team legale. Quasi il 30% dei rispondenti a livello globale sostiene che la sfida più grande sarà portare un vero cambiamento culturale all’interno dello studio, mentre secondo quasi il 20% sarà necessario un cambiamento anche all’interno del team degli avvocati partner. Il 25% individua nel reclutamento di un’adeguata forza lavoro il fattore cruciale, mentre solo poco più del 10% si preoccupa di cyber security e rischio informatico.

Il dibattito rimane aperto sulle tempistiche di adozione di queste nuove tecnologie, con gli studi legali di livello globale a fare da apripista e voler essere pionieri nella corsa al tech. Grande incertezza permane, inoltre, su quale dovrebbe essere il livello di investimento in questi nuovi strumenti, per rispondere a specifiche esigenze dei clienti.

 

“La percezione della professione legale nel tempo è cambiata radicalmente. Con l’introduzione massiccia della componente tecnologica nel lavoro dell’avvocatura, il professionista può riprendersi il ruolo di esperto e di consulente di fiducia, che in questi anni forse si è andato un po’ perdendo commenta Simone Del Bianco, Managing Partner BDO Italia. – Il fattore tecnologico ha radicalmente trasformato molti settori lavorativi. Anche in quello legale, sono le cose semplici ad essere state introdotte per prime, non senza qualche difficoltà – pensiamo, ad esempio, alle resistenze che ha trovato e continua a trovare in Italia l’introduzione del processo civile telematico. Nel giro di soli cinque anni, siamo certi che la tecnologia modificherà radicalmente il modo in cui il “prodotto legale” viene erogato al cliente. È una verità che oggi, ormai, nessuno può permettersi di ignorare.”