Pubblicata la ISO 32212:2026 sulla transizione climatica delle istituzioni finanziarie
Il settore finanziario ricopre un ruolo determinante nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi, orientando i flussi di capitale verso modelli economici più sostenibili e accelerando la decarbonizzazione dell’economia reale. In questo contesto di profonda trasformazione, la nuova norma ISO 32212:2026 (Sustainable finance - Net zero transition planning for financial institutions) segna un passaggio fondamentale nel percorso evolutivo della finanza sostenibile. La norma fornisce a banche, compagnie assicurative e investitori un quadro metodologico chiaro e strutturato per pianificare e gestire la transizione verso il net zero, rafforzando al contempo la resilienza e la stabilità del sistema economico nel lungo periodo.
Cos’è la norma ISO 32212:2026 e a chi si rivolge
Il 6 giugno 2026 è stato pubblicato lo standard ISO 32212 dedicato alla pianificazione della transizione verso il net zero per le istituzioni finanziarie. La norma è stata sviluppata per fornire al settore finanziario un quadro di riferimento condiviso e una terminologia uniforme, rispondendo a un contesto caratterizzato da requisiti normativi sempre più stringenti, crescenti aspettative da parte degli investitori e impegni climatici internazionali sempre più ambiziosi.
Il nuovo standard propone un insieme di linee guida operative che consentono di progettare, attuare e aggiornare piani di transizione allineati agli obiettivi climatici globali. Il suo ambito di applicazione comprende le principali attività del sistema finanziario, tra cui l’erogazione del credito, i servizi assicurativi, la gestione degli investimenti, le operazioni sui mercati dei capitali e i processi di allocazione delle risorse finanziarie.
Come applicare lo standard nel settore finanziario
Seguendo il modello di miglioramento continuo tipico degli standard ISO, la norma propone un ciclo iterativo basato su attività chiave che guidano l’ente nel processo per la definizione dei propri piani di transizione.- Identificazione e valutazione della posizione corrente: la norma identifica come elemento preliminare la definizione di una baseline robusta delle emissioni associate alle attività finanziarie, includendo le emissioni finanziate (Scope 3, categoria 15), agevolate e associate alle assicurazioni. La norma richiede, inoltre, l’impiego di analisi di scenario come strumento strategico per valutare in via prospettica i rischi fisici e di transizione, nonché le opportunità legate alla transizione.
- Definizione di obiettivi e target ambiziosi: le istituzioni sono chiamate a stabilire obiettivi in grado di preservare e accrescere il valore nel medio-lungo periodo, in coerenza con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Tale processo implica l’individuazione di leve di transizione - quali, ad esempio, strategie di finanziamento, riallocazione del capitale ed engagement con le controparti - e l’adozione di percorsi di riferimento riconosciuti a livello nazionale e internazionale.
- Integrazione nelle decisioni di finanziamento e attività di engagement: la pianificazione della transizione deve essere pienamente integrata nei processi di credito, investimento e gestione del rischio, oltre che nelle attività di dialogo attivo con le controparti. Ciò consente di tradurre gli obiettivi climatici in criteri operativi concreti che orientano le decisioni finanziarie e le strategie di allocazione del capitale.
- Comunicazione dei risultati: la norma prevede un sistema strutturato di monitoraggio e rendicontazione dei progressi rispetto agli obiettivi definiti, garantendo trasparenza sia verso l’interno sia verso gli stakeholder esterni. La comunicazione deve essere coerente, comparabile e supportata da metriche affidabili, al fine di assicurare credibilità e accountability del percorso di transizione.
- Revisione delle prestazioni e aggiornamento: le istituzioni sono chiamate a strutturare un processo di monitoraggio continuativo, che tenga in considerazione l’evoluzione normativa e i cambiamenti nel contesto macroeconomico, prevedendo anche meccanismi di revisione interna e di governance, inclusi audit e supervisioni da parte del top management, per garantire l’efficacia e la coerenza nel tempo del piano di transizione.
Il ruolo strategico della governance nella transizione net zero
In continuità con gli orientamenti delle Autorità di Vigilanza, in particolare gli Orientamenti sulla gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance (rischi ESG), tra gli elementi centrali della nuova ISO 32212, un ruolo centrale è attribuito alla governance, considerata un fattore essenziale per garantire la credibilità, l’efficacia e la continuità dei piani di transizione verso il net zero. La norma richiede alle istituzioni finanziarie di dotarsi di strutture e processi di governo chiari, con ruoli e responsabilità ben definiti, meccanismi di reporting periodico verso il top management e gli organi di governo, nonché sistemi di incentivazione coerenti con gli obiettivi di transizione. Un’attenzione particolare è riservata alla leadership: il Consiglio di Amministrazione e l’Alta Direzione sono chiamati ad assumere un ruolo attivo nel monitoraggio dei progressi, nell’allineamento degli obiettivi climatici alla strategia aziendale e nell’integrazione delle considerazioni di transizione nelle decisioni di finanziamento e investimento. La norma sottolinea, inoltre, l’importanza delle competenze e della cultura organizzativa, prevedendo programmi di formazione continua per il personale e verifiche sulle capacità dei soggetti esterni coinvolti nella distribuzione di prodotti e servizi finanziari.
Interoperabilità tra standard ESG e standard di transizione climatica nel settore finanziario
La norma ISO 32212:2026 è stata progettata per essere compatibile e integrarsi con un’ampia gamma di standard internazionali, accordi globali e iniziative di settore, fungendo da quadro di riferimento sistematico basato su fondamenta già esistenti. Questa correlazione è richiamata nel testo e nella bibliografia della norma stessa.I principali richiami contenuti nella norma riguardano:
- altre norme ISO, quali, ad esempio, la ISO 14060 relativa ai piani di transizione e comunicazione del net zero, la ISO 14064-1 relativa allo sviluppo di inventari e rendicontazione delle emissioni GHG e la ISO 14097 relativa alla valutazione e rendicontazione delle attività di investimento e finanziamento legate al clima;
- protocolli e standard di contabilizzazione per la quantificazione delle emissioni di gas serra, come il Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol) e il Partnership for Carbon Accounting Financials (PCAF);
- framework di disclosure e iniziative di settore, come la Science Based Targets initiative (SBTi) e l’International Sustainability Standards Board (ISSB) con cui la ISO 32212 è progettata per essere coerente, valorizzando le rendicontazioni esistenti ai fini della conformità ai requisiti della norma.
Perché scegliere BDO
La ISO 32212:2026 trasforma la pianificazione climatica da un esercizio di compliance a una leva strategica, offrendo un riferimento strutturato per migliorare la gestione dei rischi climatici, integrare gli obiettivi di decarbonizzazione nei processi decisionali e consolidare il posizionamento competitivo degli operatori del settore.L’implementazione della norma richiede competenze specialistiche, capacità di interpretazione del quadro regolamentare e una visione integrata della governance e dei processi di pianificazione.
In questo contesto, supportiamo le istituzioni finanziarie nel trasformare gli obblighi normativi in opportunità strategiche di crescita attraverso:
- analisi dei requisiti della norma;
- integrazione con i principali framework di riferimento in materia climatica;
- valutazione degli impatti su attività finanziarie e portafogli nonché definizione di percorsi di adeguamento coerenti con gli obiettivi strategici;
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