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Sostenibilità in azienda: la tassazione come parte essenziale dell’agenda ESG

26 08 2021

Articolo a cura di Carlo Luison su www.ipsoa.it 
Riproduzione riservata

 

La gestione responsabile delle tasse sta diventando un argomento ESG chiave: gli stakeholder esterni sono interessati ai comportamenti in materia di politiche fiscali e ai livelli di responsabilità che le società adottano in caso di strategie fiscali aggressive o elusive; inoltre, guardano con crescente attenzione il livello di contributo economico che l'impresa fornisce alla società e alle comunità in cui effettivamente opera. Per questo, molte aziende si stanno dotando di soluzioni volte ad aumentare gli standard di trasparenza (ad esempio, lo standard GRI - Global Reporting Initiative per una rendicontazione della gestione fiscale e le linee guida IBC del World Economic Forum). Anche di questo si parlerà al Master organizzato da Wolters Kluwer “ESG - Sustainability advanced management: la gestione della sostenibilità in azienda”, al via dal 22 ottobre.

Le aziende sostenibili stanno adottando e articolando strategie fiscali sempre più trasparenti e chiare, in linea con la loro più ampia agenda ambientale, sociale e di governance (ESG). È un elemento cruciale per la loro legittimità ad operare e una “questione morale” sempre più importante per tutti gli stakeholder, non soltanto per azionisti, investitori e istituzioni.

La gestione responsabile delle tasse sta così diventando un argomento ESG chiave: gli stakeholder esterni sono interessati ai comportamenti in materia di politiche fiscali e ai livelli di responsabilità che adottano le società in caso di strategie fiscali aggressive o elusive; inoltre, guardano con crescente attenzione il livello di contributo economico che l'impresa fornisce alla società e alle comunità in cui effettivamente opera.

In risposta a questa crescente attenzione, molte aziende si stanno dotando di soluzioni volte ad aumentare gli standard di trasparenza: tra cui, ad esempio, i Principi di Corporate Governance dell'OCSE / G20, lo standard GRI (Global Reporting Initiative) per una rendicontazione della gestione fiscale e le linee guida International Business Council (IBC) del World Economic Forum (Stakeholder Capitalism Metrics).

Diventa così sempre più importante che i professionisti e i responsabili finanziari e fiscali siano in grado di avere un confronto e un’interlocuzione consapevole e informata con gli stakeholder interessati alla tassazione e al più ampio contributo economico. Questo è già un aspetto fondamentale nelle operazioni di M&A per le quali le analisi ESG di un investitore includono la valutazione del quadro fiscale e delle implicazioni per l'investitore e per le entità partecipate. Lo vediamo anche come parte dei Principles of Responsible Investment (PRI).

 

Global reporting Initiative 207: primo standard globale per la trasparenza fiscale

Il GRI 207 è uno degli “indicatori” previsti dallo standard di rendicontazione GRI che ha per oggetto proprio la gestione fiscale e cerca di spingere le organizzazioni che lo adottano a essere molto più chiare su quanto, come e dove pagano le tasse. Ha ricevuto un ampio sostegno internazionale.

Introdotto nel 2019, è uno standard volontario che si basa sulle regole di rendicontazione Paese per Paese dell'OCSE, entrate in vigore nel giugno 2018. Il GRI 207 è un'informativa pubblica ed è il primo standard globale per l'informativa fiscale completa Paese per Paese che mira a scomporre le informazioni finanziarie per ogni giurisdizione in cui opera una società per evitare il trasferimento degli utili. Supporta la rendicontazione pubblica delle attività commerciali e dei pagamenti di una società all'interno delle giurisdizioni fiscali, nonché il loro approccio alla strategia e alla governance fiscali.

Le informazioni contenute nello standard sono progettate per aiutare un'organizzazione a comprendere e comunicare il proprio approccio di gestione in relazione alle imposte e a rendicontare le sue entrate, le tasse e le attività commerciali paese per paese.

Ogni azienda che fa riferimento agli standard GRI dovrebbe utilizzare il GRI 207 per fornire informazioni fiscali nel proprio report di sostenibilità o in un report integrato. Qualsiasi organizzazione che abbia fatto una dichiarazione pubblica a sostegno degli SDGs o del Manifesto di Davos 2020 dovrebbe farlo. Al contrario, quelle organizzazioni che si dichiarano sostenibili ma che non stanno dimostrando come pagano la giusta quota di tasse e non sono trasparenti sulla gestione delle imposte risulteranno, sempre di più, irresponsabili e non sostenibili.

 

In Italia la “cooperative compliance”

L’istituto dell’adempimento collaborativo (cooperative compliance) in vigore in Italia è un esempio qualificante della gestione trasparente e responsabile delle tasse: si pone l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente che mira a un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Tale obiettivo è perseguito tramite l’interlocuzione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto: ivi inclusa l’anticipazione del controllo, finalizzata a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali. È un istituto che prevede l’adesione volontaria del contribuente qualora sia in possesso di determinati requisiti soggettivi e oggettivi.

Il regime di adempimento collaborativo introduce, dunque, una sostanziale innovazione nel rapporto tributario, prevedendo nuove modalità di interlocuzione costante e preventiva con l’Agenzia delle Entrate, con la possibilità di pervenire a una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali prima della presentazione delle dichiarazioni fiscali. Tale previsione offre l’opportunità di gestire le situazioni di incertezza attraverso un confronto preventivo su elementi di fatto che può ricomprendere anche l’anticipazione del controllo e si presta, pertanto, a prevenire e a risolvere anticipatamente le potenziali controversie fiscali.

L’art. 6, D.Lgs. n. 128/2015 prevede diversi effetti di natura premiale per le imprese che intendono aderire al regime:

- procedura abbreviata di interpello preventivo nell’ambito della quale l’Agenzia delle Entrate si impegna a rispondere ai quesiti delle imprese entro 45 giorni decorrenti dal ricevimento dell’istanza o dell’eventuale documentazione integrativa richiesta;

- applicazione di sanzioni ridotte alla metà, e comunque in misura non superiore al minimo edittale, con sospensione della riscossione fino alla definitività dell’accertamento, per i rischi comunicati in modo tempestivo ed esauriente, laddove l'Agenzia delle Entrate non condivida la posizione dell’impresa;

esonero dal presentare garanzie per i rimborsi delle imposte dirette e indirette per tutto il periodo di permanenza nel regime.

 

G20 a Venezia: tassa sulle multinazionali e carbon tax

Anche nel recente incontro del G20 a Venezia (9-10 luglio 2021) l’arma individuata per ristabilire equilibrio economico e contenere il cambiamento climatico in corso è ancora una volta quella fiscale.

Il G20 ha dato il via libera finale alla tassa minima sulle multinazionali, una proposta fortemente caldeggiata dalla Presidenza Biden in USA e sostenuta dai membri OCSE, che già il 1° luglio hanno siglato un impegno in tal senso.

Il sistema si fonda su due pilastri:

- tassare le multinazionali in ogni paese in cui operano e realizzano profitti;

- imporre un’aliquota minima del 15% sulle entrate generate.

L’applicazione di un’aliquota minima si tradurrà in circa 150 miliardi di dollari di entrate fiscali globali aggiuntive all’anno, ma l’OCSE ha calcolato che le tasse aggiuntive potrebbero anche arrivare a 240 miliardi.

Inoltre, è stata introdotta la posizione, a partire da una proposta del Fondo Monetario Internazionale, di un prezzo minimo per le emissioni inquinanti. Si tratterebbe, sostanzialmente, di una tassa su chi inquina: una “carbon tax”, che va ancora definita nei dettagli. Vista l’ampia condivisione sulla proposta sono così emerse anche le possibili metodologie: ad esempio la Francia ha proposto un "global floor", una base globale del prezzo del carbonio, su cui tutti gli stati membri del G20 potrebbero impegnarsi, come affermato dal ministro dell'economia francese, Bruno Le Maire.

L’Unione Europea già si è mossa in questo senso da tempo: in UE le aziende che inquinano in determinati settori devono pagare i cosiddetti permessi d’inquinamento - gli Ets - che nell’ultimo periodo sono diventati molto più costosi in vista di una riforma della Commissione Europea (ribadita dal Ministro italiano Paolo Gentiloni) che ne potrebbe ridurre la quantità a disposizione. Gli Ets, infatti, possono essere scambiati in un vero e proprio mercato, in modo tale che le aziende meno inquinanti ne ricavino un beneficio vendendo i propri permessi. È parzialmente dovuto all’aumento del costo degli Ets il rincaro in bolletta annunciato da ARERA qualche giorno fa e anche i proventi che il governo Draghi ha destinato a ridurre parzialmente gli aumenti derivano proprio dal gettito degli Ets.

Gli USA, invece, chiedono coordinamento: non tutti i paesi sembrano allineati con la misura di un prezzo minimo globale sulle emissioni. Se l’Unione Europea è molto avanti, e vuole addirittura introdurre dazi sulle importazioni di beni prodotti in modo inquinanti in paesi terzi (come l’Asia o gli USA), Janet Yellen - la Segretaria al Tesoro americano - è più cauta. Al G20 di Venezia ha annunciato che gli Stati Uniti potrebbero considerare delle politiche che introducano prezzi impliciti sulle emissioni di anidride carbonica, chiedendo un maggior coordinamento fra le politiche dei Paesi per evitare comportamenti opportunistici o conseguenze negative e rimarcando l'importanza di organismi come il G20 per farlo.

 

Carbon tax sull'importazione di prodotti più inquinanti

Infine, il 13 luglio 2021 la Commissione europea ha dato ulteriori indicazioni sul cosiddetto "Green Deal", il pacchetto di direttive in materia ambientale che intende adottare per affrontare il tema dell'emergenza climatica.  Questa legge sul clima rende gli obiettivi climatici UE obblighi legali e, in questo modo, l'Europa sarà il primo continente a presentare un'architettura “carbon neutral” completa.

La Commissione Europea punta a introdurre una “tassa” sul contenuto di CO2 dei prodotti dei settori a più alte emissioni per tutelare l'industria europea dalla concorrenza di economie con norme sul clima meno stringenti. Il meccanismo dovrebbe essere operativo dal 2026 e riguardare settori come ferro e acciaio, cemento, elettricità, alluminio e fertilizzanti.