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sulle 40 aziende dell’indice FTSE-MIB di Borsa per ripartire nel post emergenza Covid-19

24 04 2020

Sviluppo sostenibile, innovazione organizzativa e tecnologia: la leadership non è più solo profittabilità

Lo studio BDO e Nextea/Altea Federation sulle aziende FTSE-MIB identifica gli ambiti strategici di investimento su cui le aziende devono puntare per essere parti attive del cambiamento e della crescita.

  • La capacità di un ripensamento del ruolo delle aziende all’interno dell’ecosistema in cui  operano è la grande sfida per le aziende che rappresentano il motore del Sistema Paese.
  • Sviluppo sostenibile come obiettivo prioritario ancora oggi, in linea con l’Agenda 2030; dialogo pubblico privato; utilizzo strategico dell’innovazione tecnologica anche al servizio dell’evoluzione organizzativa; condivisione della conoscenza e sistemi aperti sono le leve che guideranno il necessario cambiamento.
  • Oggi, le aziende del comparto infrastrutture fisiche e utilities sono quelle che emergono come più preparate.
  • Le assicurazioni ben si posizionano sul Sense of purpose.
  • Le aziende del comparto relativo ai beni industriali appaiono come quelle meno recettive alla leva dell’innovazione tecnologica.

BDO e Nextea/Altea Federation presentano lo studio “Alla ricerca del Sense of Purpose per un impatto sostenibile ed esponenziale”, condotto sulle 40 aziende quotate al FTSE MIB e che ne analizza i comportamenti strutturali nei confronti della sostenibilità (il Sense of Purpose) e dell’innovazione, sia in termini organizzativi che tecnologici (Esponenzialità). Sono questi, infatti, i fattori chiave necessari per disegnare uno scenario di crescita e rinascita in un’Italia post – COVID 19.

Lo studio, presentato nell’aggregato per settori industriali (banche, assicurazioni, infrastrutture fisiche e bene industriali), è stato realizzato con l’obiettivo di valutare il grado di apertura alla società e al futuro di alcune delle più grandi imprese del Paese e identificare gli elementi già in essere nel panorama economico italiano su cui puntare da subito per far ripartire il sistema migliorandolo. Un’analisi che nasce dalla necessità, oggi più che mai, di una riflessione sul ruolo chiave che rivestono le imprese all’interno dell’ecosistema socio-economico.
 

In poco più di un mese, le aziende italiane hanno contribuito ad affrontare l’emergenza con oltre €600 milioni in donazioni (fonte Italia non profit) e riconvertendo le proprie attività in settori di utilità per la comunità, passando per gli sforzi che settori quali tech e pharma stanno compiendo per individuare soluzioni atte a contrastare gli effetti del virus. Ma non solo.

La crisi sanitaria ha posto al centro del dibattito l’urgenza del cambiamento dei modelli organizzativi, attraverso una prova senza precedenti di flessibilità e agilità, anche nelle modalità quotidiane di azione (lavoro agile) o nell’adeguamento di strumenti in grado di consentire all’azienda di operare in modalità multicentrica (con investimenti nelle infrastrutture digitali e sulla formazione del personale).

Ci troviamo davanti alla più grande crisi sanitaria, economica e sociale del dopoguerra.  In questo scenario complesso – commenta Simone Del Bianco, Presidente BDO Italia - le aziende, insieme alle Istituzioni, hanno un compito enorme che può significare, se ben interpretato, una vera rivoluzione del Sistema Italia.  Il tessuto imprenditoriale è pronto a questo sfida e lo vediamo dal contatto quotidiano con i nostri clienti. Se in passato, possono esserci stati timori o rallentamenti nell’affrontare la modernità, questa emergenza ha dato un’accelerazione forzata al modo di pensare l’essere impresa.  Con questo studio vogliamo dare un contributo di pensiero per far ripartire l’Italia, immaginando l’azienda ideale, pronta a raccogliere stimoli, a spingere il Paese e a trainare la collettività”.
 

I RISULTATI DELLO STUDIO: LO STATO DELL’ARTE

In generale, il profilo di azienda tipo che emerge come prevalente è quello dell’azienda IDEALISTA ovvero un’impresa consapevole del proprio “Sense of Purpose”, ma non sufficientemente orientata verso le opportunità della “Esponenzialità”. Un numero di aziende non elevato ma significativo, invece, rientra nella categoria ATTENDISTA, dove il ritardo si manifesta in entrambe le dimensioni (SOP e EXO).

È emerso, in particolare, che la tensione verso il Sense of Purpose è diffusa nei quattro comparti – banche, assicurazioni, infrastrutture fisiche e beni industriali - con buoni risultati sia negli assicurativi che nei beni industriali.

Le assicurazioni mostrano un SOP sopra la media e un EXO nella media, mentre le aziende del settore bancario hanno fatto registrare una discreta omogeneità di risultati, specie lato SOP con una buona presenza su tecnologie innovative, ma mancanza di Massive Transformative Purpose (integrazione tra Sense of Purpose ed Esponenzialità).

Per i beni industriali si nota un’elevata omogeneità di risultati con una buona definizione di vision e mission ma valori EXO molto bassi, pur con alcune tecnologie innovative presenti.

Le infrastrutture fisiche, invece, mostrano buoni valori medi di SOP, ma molta eterogeneità nei contenuti specifici con buoni valori di EXO, nonché alcuni elementi riconducibili ad un Massive Transformative Purpose.

Il comparto che meglio si posiziona a livello di innovazione tecnologica (Esponenzialità) è quello delle infrastrutture, in modo particolare le utilities, laddove il settore di produzione di beni industriali mostra margini per una possibile trasformazione in chiave innovativa. Le infrastrutture dimostrano la propria forza sia sul fronte organizzativo che su quello tecnologico, grazie soprattutto a un modello di business B2C importante che permette alle aziende del settore di emergere rispetto alle altre.

Il dato è rafforzato anche da studi di settore che confermano che, grazie alla leva tecnologica, per molte utilities la trasformazione delle operations può generare un valore sostanziale: fino a 25% di savings, così come miglioramenti in performance del 20-40% in aree come sicurezza, affidabilità soddisfazione dei clienti e compliance. Tuttavia, ancora pochi progetti pilota digitali hanno dato slancio a vere e proprie trasformazioni digitali complete.
 

I RISULTATI DELLO STUDIO: UN NUOVO APPROCCIO

Tutti i settori industriali presi in considerazione nello studio dovranno concentrarsi sullo sviluppo di soluzioni altamente scalabili in grado di portare benefici all’intero settore, favorendo nuovi modelli organizzativi che rispondano in maniera efficace e rapida alle opportunità, ai rischi e ai bisogni del modello di rete.

Sposare l’idea di un cambiamento concreto, supportato da una reale consapevolezza della necessità di un’inversione di rotta, richiede alle aziende la capacità di un ripensamento del proprio ruolo all’interno dell’ecosistema in cui si fa impresa e che va oltre la dimensione economica. I nuovi scenari che vanno delineandosi obbligano le aziende ad andare oltre il proprio core business, favorendo lo sviluppo di rapporti trasparenti con le istituzioni nell’ottica dell’integrazione tra pubblico e privato, i propri stakeholder e le comunità di riferimento e i territori attraverso un dialogo continuo. Occorre pensare a nuove strutture organizzative caratterizzate da una leadership diffusa e inclusiva che superi i modelli obsoleti estremamente gerarchizzati e coinvolga i dipendenti a tutti i livelli, creando nuovi stimoli e le condizioni necessarie a velocizzare i processi decisionali e la flessibilità all’intero business.

La cultura organizzativa orientata al benessere dei dipendenti e alla ricerca dei talenti, infatti, rappresenta il punto di partenza per stimolare innovazioni ambiziose, sviluppare competenze specialistiche e trasversali, migliorare contemporaneamente il work–life balance e la qualità del management, e fornire un ambiente di lavoro altamente motivante.

Finanza sostenibile, Investimenti ESG, Big Data e IoT sono, tra gli altri, alcuni esempi di strumenti presenti sul mercato capaci di aiutare l’azienda nell’intraprendere un percorso di «evoluzionista consapevole». Tuttavia, il cambiamento di paradigma si realizza solo grazie ad un’attitudine aziendale trasformativa e massiva capace di reinterpretare il proprio «purpose» in un’ottica evoluzionista:

  • uniformarsi al cambiamento non è sufficiente per soddisfare un «purpose» aziendale trasformativo. La capacità risolutiva risiede nell’abilità aziendale di comprendere le sfide, i rischi e le necessità del contesto di riferimento per anticipare i bisogni e cogliere le opportunità;
  • l’orientamento all’innovazione e la responsabilità sono le caratteristiche principali di uno stile di leadership capace di interpretare la complessità dell’evoluzione sociale. Solo una leadership intraprendente, dotata di pensiero non convenzionale, possiede la forza necessaria per affrontare decisioni difficili e complesse;
  • la prosperità aziendale sarà sempre più influenzata dal coinvolgimento dei dipendenti nella ricerca delle soluzioni. L’utilizzo di trasformazioni digitali, l’investimento nel talento, nella ricerca e nello sviluppo facilita questo processo, ristrutturando l’azienda in base alle necessità e i bisogni dei singoli e creando un forte senso di responsabilizzazione all’interno di una comunità aperta alle novità;
  • la maturità degli stakeholder è un passaggio cruciale nella nascita di una comunità d’innovazione. Servono reciprocità e sistematicità nella relazione con le aziende, dove il dialogo continuo e la condivisione delle reciproche esigenze faccia da stimolo all’innovazione e alla cooperazione di lungo termine;
  • la selezione di talenti sulla base di conoscenze specifiche in termini di sostenibilità ed esponenzialità permetterà all’azienda di creare un ambiente innovativo basato su una cultura organizzativa orientata alla sperimentazione, che permette a sua volta di produrre nuovi talenti, nuove conoscenze e nuovi metodi capaci di affrontare le sfide del domani.
     

METODOLOGIA

La ricerca si è focalizzata su 40 Società dell’indice FTSE MIB. Sono state raccolte e valutate le informazioni rese disponibili al pubblico, supportate anche da interviste di approfondimento con i principali protagonisti aziendali.

È stato definito un indice complessivo, basato su una serie di temi generali e item specifici, che, tramite opportune ponderazioni, fornisce la qualità del «Sense of Purpose» dell’impresa e il suo orientamento verso una logica di «Esponenzialità».

Le informazioni raccolte sono state valutate e tradotte in due punteggi (da 0 a 100) che riflettono variabili di ampiezza (estensione dell’impegno) e di profondità (intensità dell’impegno) per ogni singolo item analizzato.
 

LE SOCIETA’ DELL’INDICE FTSE-MIB ANALIZZATE


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