BDO Vat Survey

23 11 2017

Il network BDO ha condotto, nel corso del primo semestre 2017, un‘indagine statistica finalizzata a evidenziare come le imprese europee si approcciano e gestiscono l’Imposta sul valore aggiunto e le tematiche ad essa connesse.

A questa indagine hanno partecipato circa 900 imprese stabilite in 9 Paesi europei (Inghilterra, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Svizzera, Lussemburgo, Belgio e Danimarca). In particolare, per l’Italia il campione è stato di 111 imprese.

 

L’EVASIONE D’IMPOSTA E LE MISURE DI CONTRASTO ALL’EVASIONE

Il VAT GAAP ha raggiunto livelli significativi: oltre 100MLD di Euro nel 2016. Al fine di fronteggiare il fenomeno dell’evasione di imposta, le Autorità fiscali dei paesi europei hanno fatto ricorso in maniera sempre più significativa a regimi IVA previsti dalla Direttiva comunitaria 2006/112/UE ovvero appositamente approvati dalla Commissione Europea: estensione del reverse charge per le transazioni interne, l’introduzione dello Split payment, l’invio periodico alle Autorità fiscali delle fatture emesse e ricevute, l’estensione della fatturazione elettronica dai rapporti B2G ai B2B. In alcuni paesi come il Regno Unito è disposto, che le imprese con più di £200 milioni di volume d’affari debbano pubblicare la loro Vat strategy.

 

I RISULTATI DELL’INDAGINE

1) COME LE IMPRESE SI APPROCCIANO ALL’IVA

L’80% del campione ritiene che l’Iva rappresenti un’imposta particolarmente complessa da gestire.

L’IVA è generalmente trascurata a livello strategico dato che, a livello europeo, solo il 45% dello stesso campione, sostiene di valutare in maniera ricorrente le strategie in ambito IVA.

Per il campione Italiano l’individuazione di una strategia aziendale relativa all’IVA ha più importanza della media europea: infatti, il 64% degli intervistati sostiene di individuare la strategia IVA in maniera ricorrente; questa percentuale raggiunge quasi il 70% nelle medie e grandi imprese italiane.

Tuttavia accanto a questi numeri si segnala che, in pratica, il 72% degli intervistati in ambito europeo dichiara di non avere attualmente implementato una specifica strategia IVA; in Italia questa percentuale è inferiore e pari al 62%.

Sebbene non sia molto frequente l’implementazione a livello manageriale della strategia IVA, si segnala che il 72% del campione europeo dichiara di verificare preventivamente gli impatti Iva derivanti da una transazione economica; in Italia questa percentuale è pari al 90%.

Sul punto si segnala che nell’ambito europeo il 49,7% del campione si rivolge a consulenti esterni per la gestione delle principali tematiche IVA ovvero per la stesura di pareri utili alla gestione della strategia IVA; questa percentuale cresce al 64% tra gli intervistati Italiani.

 

 

 

 

2) L’AUTOMAZIONE DEI PROCESSI IVA

Dall’indagine emerge una generale mancanza di investimenti nell'automazione dei processi IVA in tutta Europa. Questa tendenza si invertirà nel momento in cui aumenteranno gli obblighi di comunicazione “real time” dei dati contabili alle varie autorità fiscali; ciò è già stato implementato in Spagna e in Polonia e viene considerata nel Regno Unito come parte dell'agenda digitale.

La maggior parte degli intervistati europei (51%) gestisce la propria compliance IVA basandosi su una combinazione di processi manuali e automatizzati, mentre solo il 21% del campione ha una procedura di gestione dell’IVA totalmente automatizzata.

In Italia l’automatizzazione dei processi è ancora agli albori: infatti, solo l’8,3% dichiara di essere in possesso di un sistema gestionale che consente di sviluppare automaticamente la compliance IVA, mentre il 40% degli intervistati continua ad utilizzare procedure manuali per la gestione dell’Imposta.

Lo sviluppo dei processi dell'automazione dovrebbe comportare la riduzione dei rischi di errori nella gestione dell’imposta derivanti anche da eventuali avvicendamenti del personale incaricato delle registrazioni ai fini IVA.

Dovrebbe, inoltre, consentire di individuare e mappare le transazioni non ordinarie ovvero ricorrenti.

 

3) FORMAZIONE SPECIFICA IN MATERIA DI IVA

Il 46% dei soggetti che hanno risposto al sondaggio dichiara che il personale addetto alla gestione IVA si aggiorna mediante seminari esterni ed eventi, mentre il 58% lo ritiene semplicemente “qualificato dall’esperienza”. Nelle grandi aziende, quasi un terzo (32%) risponde di possedere una qualifica formale in materia di tassazione, ma poco è il supporto derivante dall’azienda stessa – solo il 22% del personale riceve un apposito training interno e solo il 15% ricorre a training esterni annuali. Le percentuali sono ancora più basse nel segmento PMI (11% training interno, 4% training esterno, 11% con formale qualifica). In Italia, le percentuali di risposta appaiono allineate a quelle europee, eccezion fatta per quella relativa al training interno, che nel nostro paese riguarda più di un quarto dei degli intervistati, ben al di sopra delle medie europee.

Dall’indagine si constata come più grande è un'impresa e più facilmente si ritrova una figura interna dedicata alla compliance IVA, sebbene solo in pochi casi gli incaricati hanno specifiche qualifiche (dottori commercialisti).

In questo contesto si segnala che il 70% degli intervistati si affida ad un consulente esterno per la verifica della dichiarazione Iva, prima della trasmissione telematica; in Italia quasi la totalità degli intervistati richiede il supporto esterno (97,3% del campione).

 

 

 

 

4) BREXIT

Sul punto solo il 20% degli intervistati, non stabiliti nel Regno Unito, hanno manifestato preoccupazioni in merito a quanto la BREXIT impatterà sulle loro transazioni con controparti UK.

Il 55% degli intervistati italiani ha dichiarato che la BREXIT influenzerà in minima parte il loro business, anche se un terzo circa sostiene che non sa immaginare concretamente che effetto avrà la fuoriuscita del Regno Unito dalla Comunità Europea.

Ciò nonostante solo il 10% del campione italiano ha ammesso che si rivolgerà sicuramente ad un consulente esterno per risolvere le eventuali problematiche che sorgeranno in questo contesto.

 

5) CONCLUSIONI

In alcuni paesi, come ad esempio Germania e Italia, le stringenti normative fiscali e i relativi adempimenti hanno spinto i contribuenti a prestare maggiore attenzione alle tematiche ed alla compliance IVA.

In questo contesto caratterizzato da un costante aumento di adempimenti IVA periodici, sorge l’esigenza di automatizzare i processi a cui dovrà necessariamente affiancarsi una accurata e puntuale definizione delle strategie IVA.

Il tutto senza trascurare in quale misura la BREXIT influenzerà l’approccio IVA delle imprese europee.

 

“Ciò che emerge dal nostro report è che, di fatto, l’approccio strategico delle aziende europee nei confronti della materia IVA è proporzionale alla complessità delle norme e degli adempimenti ad essi connessi introdotte nei singoli Stati dalle Autorità fiscali competenti– commenta Raffaele Di Landro, Tax Partner BDO Italia. In questo contesto emerge sempre di più l’esigenza di automatizzare i processi in modo da rendere più efficiente la gestione degli adempimenti Iva”.