Ecco perché gli studi legali devono ripensare il proprio modello economico

19 09 2017

Gli studi legali stanno lentamente facendo rotta verso una nuova era digitale che porterà l’attuale business model dell’avvocatura a un’inevitabile evoluzione, se non addirittura a un suo completo ripensamento.

Alcuni dei cambiamenti necessari per restare al passo con i tempi sono già in atto in molti studi legali in tutto il mondo, soprattutto in relazione ai servizi offerti e alle figure professionali che li erogano. Gli studi di livello globale stanno già ridisegnando il loro business, in particolare espandendo i servizi offerti al di fuori del dominio prettamente legale. Anche le realtà più piccole stanno iniziando ad accorgersi dell’importanza di una trasformazione concreta, per fare fronte a un mercato sempre più competitivo. Se il cambiamento assume nomi e valenze ben precise, lo stesso non si può dire delle strategie che i vari attori del mercato adotteranno per farvi fronte.

La tecnologia, driver principale della rivoluzione in atto, non solo richiede nuove competenze agli avvocati stessi, ma esige anche nuovi modelli di investimento, al fine di dotarsi dei nuovi strumenti della professione e mantenerli costantemente aggiornati: appare chiaro che l’impatto dell’introduzione della tecnologia nella struttura dello studio legale sarà principalmente di carattere economico-finanziario.

Una recente indagine del network internazionale BDO in collaborazione con RSG Consulting, condotta su un campione di 50 studi legali leader nel mondo, rivela che solo il 32% di essi ritiene che il sistema attuale di compensi e incentivazione economica sarà superato da qui ai prossimi cinque anni. La realtà dei fatti è molto diversa: il modello attuale di gestione stessa dello studio legale comincia ad apparire inadeguato e inefficiente. A essere messo in discussione, in particolare, è il modello di ripartizione degli utili tra i partner dello studio, dal quale non sarebbe possibile estrarre i fondi da destinare ai necessari investimenti interni.

Ci si interroga sul potenziale dell’introduzione di capitali esterni attraverso operazioni di private equity. Ciò dovrebbe implicare la volontà di incrementare il valore del business: se è vero che ciascun partner dovrebbe rinunciare a una parte della propria partecipazione economica, la quota di ciascuno avrebbe un valore maggiore. In quest’ottica, la quotazione al mercato AIM potrebbe rivelarsi uno strumento valido anche per gli studi legali.

Secondo lo Studio BDO / RSG, 8 intervistati su 10 concordano su tre categorie professionali destinate a crescere, in numero e in peso, negli studi legali del futuro: esperti in tecnologia, manager del business non legale e assistenti legali (para-legals). Solo 6 su 10, invece, si aspettano una crescita degli equity partner. Sull’ingresso nello studio legale in qualità di partner di figure non propriamente afferenti al mondo dell’avvocatura, il 37% degli intervistati afferma che si tratta di uno scenario futuro molto probabile, mentre Il 47%, al contrario, risponde di non aspettarsi tale cambiamento e un ulteriore 16% si dichiara indeciso. Alcuni argomentano la propria risposta negativa citando esistenti barriere normative, che, tuttavia, in Italia sono state superate dalla recente introduzione della legge sulla concorrenza in vigore dallo scorso 29 agosto. La realtà è che ciò che si richiede agli studi legali è un deciso cambio di cultura della professione, cultura che attualmente associa ai partner un livello di prestigio, autorità e successo incomparabilmente superiore a tutte le altre figure.

Il tradizionale modello piramidale su cui ogni studio legale si regge è destinato a un’inevitabile trasformazione: grazie all’introduzione di tecnologie abilitanti, il lavoro attualmente svolto dai praticanti e dagli avvocati junior verrà dirottato verso gli assistenti legali. Sono due gli scenari possibili: l’applicazione di un modello “rettangolare”, con un rapporto minore tra associati e partner, oppure di quello “a diamante”, con un numero maggiore di avvocati di esperienza, che non facciano parte del team di partner, che forniscano il valore aggiunto al lavoro. In entrambi i casi, l’accesso al livello di partner diverrà sempre più difficile e la formazione delle figure con minor esperienza si trasformerà in un serio problema.

Non è solo la tecnologia a spingere nella direzione di questi due modelli, ma anche la richiesta sempre più frequente da parte dei clienti di essere assistiti da avvocati senior. Proprio la crescente attenzione al cliente porterà a una nuova diversificazione degli studi legali in senso settoriale e specializzato: sarà il servizio da offrire al cliente, la soluzione personalizzata alle sue esigenze, a rimodellare la struttura dello studio legale.

Per tutti questi motivi, noi di BDO Italia non abbiamo dubbi: il mercato dell’avvocatura da qui ai prossimi cinque anni apparirà radicalmente diverso da oggi e, soprattutto, mai così eterogeneo. Viene però da chiedersi: quanti studi legali, in Italia e nel mondo, riusciranno a sopravvivere a questa rivoluzione?
 

Avv. Giuseppe Carteni, Partner Law, BDO Italia